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L’Arte del riciclo: quando gli scarti diventano opere

Nella realtà artistica contemporanea sta assumendo sempre più importanza l’arte legata al riciclaggio, per evitare sprechi di prodotti che magari sono ancora potenzialmente utili. Così, in una funzione diversa da quella per la quale sono stati creati, rifiuti urbani, plastica, carta, ferraglia, ecc assumono un nuovo scopo.
Ad esempio, l’artista inglese Ptolemy Elrington crea sculture di forme naturali con materiali di riciclo quali carrelli della spesa, cerchioni di auto e rottami metallici che vengono rimodellati, piegati alla sua creatività e trasformati in bellissime riproduzioni di insetti, di pesci o di altri tantissimi animali.

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Credits: emptykingdom.com

Rodrigo Mccoubrey invece lavora esclusivamente con materiali che raccoglie nei cassonetti, nelle discariche o ai lati delle strade. Oggetti di uso quotidiano ormai rovinati ed inutilizzati diventano così parte di opere estremamente colorate ed ispirate dalle emozioni che in continua e costante evoluzione abitano il suo animo. Emozioni espresse proprio tramite quegli oggetti che qualcun altro ha invece gettato via.

rodrigosrecycledart.com

rodrigosrecycledart.com

Come possiamo notare ogni artista si specializza nell’uso di un particolare materiale. Se Ptelomy e Rodrigo tendono ad utilizzare scarti di discariche, l’artista giapponese Yuken Teruya lavora utilizzando la carta dei rotoli di carta igienica, delle borse delle principali marche di moda o delle principali testate giornalistiche. Così, ridando vita alla carta, trasforma decine di rotoli in un bosco vero e proprio, o i sacchetti usati dalla grande marche internazionali in paradisi naturali, creando dentro le borse anonime di McDonald’s sagome di alberi e fronde minuziosamente ritagliate. Oppure fa nascere da una pagina del New York Times un prato cosparso di fiori. Nelle opere di Yuken troviamo quindi riferimenti alla cultura attuale abbinati all’uso di tecniche artigianali della sua terra d’origine: oggetti «poveri» e seriali, totalmente artificiali, si avvicinano così allo stato naturale.

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yukenteruyastudio.com

Molto particolare è invece lo stile degli artisti inglesi Tim Noble e Sue Webster, che utilizzano oggetti ordinari e rifiuti per creare, ad un primo impatto, strani e informi assemblaggi. Ma nel momento in cui questi sono esposti a una fonte luminosa, le ombre che si vengono a formare assumono delle forme precise e creano delle sagome suggestive. I due artisti giocano così con la psicologia percettiva, secondo la quale il nostro cervello cerca di ricondurre le forme astratte che vede a forme figurative a lui riconoscibili. Con molta originalità Tim e Sue inseriscono nelle loro opere messaggi molto forti, a volte scene piuttosto violente.

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timnobleandsuewebster.com

Infine arrivando in Italia troviamo Anna De Rosa, pittrice salernitana che utilizza prodotti di make-up scaduti al posto degli acrilici per dipingere su tele realizzate anch’esse con materiali di recupero. I suoi quadri hanno uno stile molto particolare che riprende la pittura naïf.

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ilfattoquotidiano.it

Le motivazioni che spingono questi artisti ad utilizzare materiali poveri e di recupero sono molteplici; innanzitutto può essere una scelta anticonsumistica e a favore di una sensibilizzazione verso uno stile ecosostenibile, ma soprattutto è estremamente interessante notare come tali opere, realizzate facendo rivivere oggetti abbandonati ed ormai disprezzati, ci possano anche insegnare a guardare da un nuovo punto di vista cose a cui prima non rivolgevamo neanche la nostra attenzione. Vero e nobile scopo di quest’arte quindi è proprio quello di dare una nuova vita ad oggetti che apparentemente l’avevano persa.

fonte: https://blogletteralmente.wordpress.com/2015/08/25/ric/